La via più facile

Riusciamo a mancarci

E a perderci in un minuto

Riusciamo ad abbandonarci

E ad abbandonare tutto

 

Riusciamo a vivere

Senza timore di nulla

Senza sapere che, invece, abbiamo paura di tutto

 

Camminiamo insieme

Tenendoci per mano

Senza sentirne il calore

Finché non ci sfugge

 

Navighiamo insieme

In acque sicure

Ma quando tocchiamo il fondo

Andiamo a largo senza freni

 

È la via più facile

Rinunciare a tutto

Difficile è restare

Amare e lasciarsi amare

 

È la via più semplice

Abbandonare questa vita

Ricominciare da capo altrove

Per non soffrire più

 

Un cuore ferito non guarisce mai

Porta e provoca cicatrici perenni

E se colpisce, conficca una lama nel petto

Non c’è altro cuore o tempo o cura

che possa guarirlo e farlo battere ancora

 

Non vedi più nulla, vedi tutto nero

Il futuro è un vortice in tempesta

Non c’è luce, non c’è calma, non c’è aurora

Che faccia nascere un nuovo giorno

 

Ti lascio vivere il tuo futuro

Ti lascio crescere ancora libero

Ti lascio un bacio e aspetto la notte

Che mi porti di nuovo la gioia di averti

 

È la via più facile

Rinunciare a tutto

Difficile è restare

Per amare e lasciarsi amare

 

È la via più semplice

Abbandonare questa vita

Ricominciare da capo altrove

Per non soffrire più

 

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Soluzioni

Vuoi sapere cosa ho fatto in questi giorni? 

Ho pianto. Tanto. Tutti i santissimi giorni. Tanto che una volta la vicina si è spaventata ed è venuta a chiedermi se stavo bene. Tanto che il tizio del terzo piano si è affacciato, mentre pulivo il giardino e piangevo, per vedere se stesse succedendo qualcosa. Tanto che ti ho cercato con una scusa stupida, quando proprio non ce la facevo più, per vedere se mi pensavi almeno un po’. Ho vomitato, perché il mio stomaco è direttamente collegato alle mie emozione e anche lui ne ha abbastanza. 

Non riesco a reggere questa situazione, non ce la faccio. Non sono mai stata così male nella mia vita e non voglio più provare questo dolore. Non lo voglio. Sto pensando a tutto, a come farlo finire, a come posso stare meglio. Per ora ho trovato solo due soluzioni ed entrambe non mi sembrano praticabili. Di entrambe potrei pentirmene, anche se di una non lo saprei mai.

Ti ho trascurato è vero, ti ho permesso di crearti un’altra vita, perché mi fidavo troppo di te, del nostro amore. Un errore che ho commesso nuovamente: dare per scontato che le cose siano sempre le stesse. Ti ho ferito, tanto, ma non ti ho mai abbandonato. Ho sempre tentato di starti vicina, cercando di rispettare il tuo carattere ed i tuoi sentimenti, senza affliggerti con troppe domande. Mentre tu pensavi che me ne fregassi. 

Non ti ho mai detto che sognavo da tanto il momento in cui mi avresti chiesto di sposarti. Lo sognavo, lo volevo, immaginavo la vita assieme a te. In una casa più grande, magari in un altro posto, con un cane e tre bambini. Tutti con gli occhi grandi e le ciglia lunghe come i tuoi. Un lavoro, piccole soddisfazioni, rinunce e conquiste, gioie. Una vita insieme, condivisa, non come quella dei miei genitori. Alti e bassi, ma affrontati in due. 

Non ti ho detto perché piangevo il giorno del saggio. Ero stanca di tutto, non era più quello che volevo, ero triste per La mia amica ma anche perché sarebbe stato il mio ultimo saggio. Avevo già deciso da tempo, da dopo Milano, non volevo più passare la mia intera vita lì dentro, ma avevo preso un impegno ormai. Non potevo non farlo e ho dato per scontato che tu l’avessi capito dalle mia frasi, ovviamente. Ho dato per scontato troppo, tutto. Ho dato per scontato te. 

Non hai visto quello che ho fatto, non hai visto le mie rinunce perché non te le ho fatte vedere, e quelle mostrate, poche purtroppo rispetto a quello che avrei potuto fare, che volevo fare, per te non avevano valore, non era abbastanza. Io non ero, non sono, abbastanza. 

Anche se Le ho fatte perché mi mancavi, tanto. Alla fine della lezione scappavo mentre gli altri restavano lì a chiacchierare. Ma tu questo non lo sai. E le volte che tardavo, invece, era una tragedia. Per me non erano più rinunce: era una corsa verso la mia vita, verso te. Hanno visto tutti quanto io sia cambiata, tranne te. Hanno visto tutti quanto ti amo, a te non importa più. Ho detto no ai viaggi con gli amici, perché sapevo che non potevamo permettercelo e perché volevo trascorrere le vacanze con te. Solo con te. Ho iniziato a guardare le case a Milano, anche vicino alle zone che abbiamo visitato insieme, sognando di andare lì con te e avere degli amici con cui divertirci. Ho iniziato a mandare curriculum, ma non mi hanno mai chiamata, quindi ho rinunciato quando te ne sei andato. Ora andrai lì a costruirti la tua vita, con qualcun altra.

La tua decisione è presa e tu non torni mai indietro. 

Ti pentirai di quello che hai fatto? Se sì, non lo ammetterai mai. Io avrò sofferto troppo e tu non potrai farci nulla. Avrò scelto una delle due strade senza ritorno e non faremo mai più parte l’uno della vita dell’altra. Già non esisto più per te. 

In questo momento quello che provo è tanto tanto tanto dispiacere, un dolore immenso, rimorso che mi mangia lo stomaco. Odio a volte. Per avermi abbandonata. Perché per te è così facile dimenticare, non sentire la mancanza, sostituirmi con altro. Io ti avrò trascurato, ma non ti ho mai abbandonato. Un mese senza una carezza, un abbraccio, una parola dolce, uno sguardo complice. Un mese senza addormentarmi con te, senza correre a casa solo per vederti, perché so che non ci sei. Un mese sperando che tutto cambi in meglio. Che tu mi ami ancora. Quanto lo vorrei. Quanto vorrei essere con te. Non mi hai nemmeno voluto vedere, salutare. Al mio compleanno ho passato una serata da schifo, sperando di vederti sbucare da un momento all’altro. Beh, tutto questo è una merda.

Non voglio più viverlo. Non voglio più stare così male. Non riesco a vivere senza te.

Sceglierò una delle due soluzioni, ma è troppo difficile accettarle. 

A new friend?

Poche cose da sistemare e poi ho finito. Prendo gli ultimi vestiti dalla valigia rossa e li poggio sul letto, tirando fuori anche le stampelle dall’armadio per valutare meglio come sistemarli.

Sulla pila in alto c’è una maglietta a mezze maniche stampata, una scritta “London” e la Clock Tower in bella vista. La butto veloce in fondo all’armadio per evitare di vederla. Chissà perché l’ho portata, tira via troppi ricordi.

Solo due anni fa.

Altra città, altra camera, stessa maglietta. Sto mettendo in ordine l’armadio, quando sento un rumore alle mie spalle. Braccia intorno alla vita, un bacio sul collo, sorrido girandomi e abbraccio anche io. Che buon profumo, il mio profumo preferito.

“Sono felice di essere qui con te”

“Anche io, tantissimo”

Un bacio lento. Un altro e un altro ancora. E poi non c’è più nient’altro, soltanto noi. Ed è la cosa più bella del mondo.

Il rumore dei passi nel corridoio spazza via il mio sogno ad occhi aperti. Qualcuno bussa alla porta. Mi affretto ad asciugare la lacrima che scende lungo la guancia.

  • Entra pure – esclamo. La mia voce non trema per fortuna.

Freya apre la porta e infila la testa piano piano.

  • Ti sei già sistemata?
  • Ho portato poche cose con me, quindi è stato facile disfare le valigie. Mi mancano solo questi e ho finito.

Indico il letto con la pila di vestiti. Freya guarda la tuta nera col bordo in pizzo e strabuzza gli occhi.

  • Wow! Ma questa è carinissima! È di Michael Kors?
  • Purtroppo no. È un modello simile, ma Michael è troppo per me.

Prendo la tuta e la soppeso un po’, ricordando l’ultima volta che l’ho indossata. Sospiro, chiudo gli occhi e scaccio il pensiero posandola nell’armadio, mentre Freya mi scruta con occhi penetranti senza dire nulla. Non posso sopportare altri crolli stasera.

  • Hai fame?
  • Tantissima.
  • Bene, perché ho già cucinato! Ti piace il riso basmati col pollo agli agrumi?
  • Lo adoro! Ma non dovevi cucinare anche per me. Per stasera avrei ordinato al take away.
  • Naaaa nessun problema! Mi piace un sacco cucinare, soprattutto per gli altri. Ti aspetto di la’, tu continua a sistemarti. Devo solo scaldare il pollo e cuocere il riso, ci metterò esattamente 15 minuti.
  • Non ci pensare neanche. Ordino queste ultime cose e ti aiuto a preparare.
  • Ok!

Freya sorride e batte le mani. Il suo entusiasmo è contagioso, anche se non so bene perché sia così felice. Dopo qualche minuto la seguo nel corridoio e poi in cucina, dove lei è già lì a lavorare: toglie un contenitore dal frigorifero, prende la pentola, versa l’acqua e accende il fuoco poggiandovi un coperchio sopra. Poi recupera una padella per ciò che c’era nel contenitore – il famoso pollo – e lo adagia con eleganza sul fondo, ponendo la fiamma al minimo. Sorrido guardandola incantata: mi ricorda tanto qualcuno.

  • Bene, tutto quasi pronto! Ora dobbiamo aspettare che bolla l’acqua. Il pollo sembra sia venuto buono, speriamo ti piaccia. È poco calorico, fidati. Anche se mi piace molto cucinare – e mangiare – ci tengo alla linea. A quanto pare anche tu, hai un fisico da atleta. Fai sport?

Sorvolo sull’ultima domanda, pensando che lei invece sembra una modella. Forse un po’ curvy rispetto alle anoressiche che si vedono in giro, ma molto più bella.

  • Te l’ho detto, è uno dei miei piatti preferiti. Sono un po’ fissata con la linea, ma sicuramente non sono magra. Dove è la tovaglia? Ed i piatti? Se mi indichi tutto inizio ad apparecchiare.

Freya punta un dito verso la credenza e continua a parlare, controllando il pollo di tanto in tanto.

  • Come non sei magra? Secondo me lo sei anche un po’ troppo, anche se stai benissimo! Io invece sono un po’ tondetta, ma nei punti giusti, per cui non mi dispiace. Mi piace mangiare bene, senza esagerare, faccio esercizio e resto in forma lo stesso.
  • Infatti stai benissimo così, sembri appena uscita da una passerella.
  • Pff, lo so, sono fortunata.

Sincera e diretta, senza malizia o presunzione. Poche persone avrebbero potuto dire questa frase con così tanta ingenuità.

  • Ma la bellezza non è tutto nella vita, anche se è il mio lavoro. Sono una Make Up Artist, lavoro in uno store in centro, devi venire qualche volta. Tu invece cosa fai? Ti sei trasferita per lavoro, vero?
  • Sì è così.

Più o meno. Ma anche su questo sorvolo.

  • Lavorerò come Web Editor in una casa editrice, la Cambridge Publishing. La conosci?
  • L’ho sentita, penso che la sede principale sia vicino al mio store. Si trova in Regent Street?
  • Sì esatto. Inizio lunedì.
  • Bello! Io lavoro nel Centro Commerciale sulla stessa strada.
    Potremmo anche pranzare insieme qualche volta, quando faccio il turno della mattina e se non ho appuntamenti in pausa pranzo. Non sai quanta gente preferisce essere truccata invece di fare un pasto sano! Io non li capisco proprio.

Ride di gusto ed io con lei. L’acqua bolle e Freya butta il riso mettendo il timer.

  • Però meglio per me, no? Più appuntamenti, più entrate, meno pensieri. E poi adoro il mio lavoro. E a te piace il tuo?
  • Mi sono trasferita apposta per questo lavoro, era il sogno della mia vita. In Italia facevo altre cose, mi ero accontentata per non dover più dipendere dai miei. Invece adesso non vedo l’ora di cominciare! Spero davvero che sia come lo immagino.
  • Te lo auguro. Fa’ un lavoro che ami e non lavorerai mai un giorno nella tua vita. Si dice così, no?
  • Ma devi anche trovare il tempo per te, per i tuoi amici, la tua famiglia e per le tue passioni.
  • E l’amore.

Annuisco mentre bevo un sorso d’acqua nascondendomi il viso col bicchiere.
Già. L’amore.

Freya ha di nuovo quello sguardo indagatore, ma non dice nulla. Molto perspicace.

Triiin Triiin.

  • Il riso! Devo stare attenta, altrimenti si incolla tutto. Prendi il vino nel frigo, per favore?
  • Certo.

Preparati i piatti, finalmente ci mettiamo a tavola. Ho una fame da lupi e qui è tutto squisito.
Lo dico a Freya, ringraziandola, continuando a mangiare di gusto e chiacchierando con lei. Mi racconta un po’ della sua vita, dei suoi interessi, della città, dei suoi amici. Scopro che vive a Cambridge da 10 anni, ma è originaria di Praga – motivo del suo strano accento che non ha mai perso.

Si è trasferita in Inghilterra con i suoi genitori a 18 anni perché suo padre aveva trovato lavoro qui. Poi ha deciso di frequentare la scuola di Estetica, specializzandosi in Cosmesi. “Esaltare la bellezza è la mia passione” – dice.
Io le racconto un po’ di me, della mia vita a Roma, di mia sorella e di come è stato vivere così lontano dalla mia famiglia. Della mia città natale, dei miei amici e delle mie abitudini, del mio ex lavoro…

Non so perché, ma è facilissimo parlare con lei: è come se la conoscessi da tanto e non solo da 2 ore. È davvero simpatica e alla mano.

  • Lara dovresti metterla stasera, è perfetta per andare al Boureau.

Freya se ne esce così dal nulla mentre le stavo raccontando un aneddoto divertente su Eleonora, sparecchiando insieme la tavola.

  • Cosa? Dove?
  • La tua tuta. Al Bureau. È un pub molto carino dopo il ponte. Ho pensato di festeggiare il tuo arrivo presentandoti alcuni amici e facendoti assaggiare la movida di Cambridge.
  • Perché a Cambridge esiste una cosa chiamata movida? Pensavo fosse una città tutta biblioteche e anziani in bicicletta.
  • Ma certo che esiste la movida! Non che io sia tanto il tipo, ma una volta ogni tanto ci sta! E poi è venerdì, saranno tutti in giro a celebrare la fine della settimana.
  • Non saprei, domattina vorrei alzarmi presto e andare a correre. A proposito, c’è un parco qui vicino?
  • Certo, te lo indico andando verso il pub. Dai su, vieni con me? Non faremo tardi ed i miei amici sono molto simpatici, sicuramente ti piaceranno. Eccetto Evan, ma non devi parlargli per forza. Ti proteggo io.

Ci penso un po’ su. Freya mette allegria, e ho voglia di ambientarmi un po’.

  • Ci sto.
  • Evviva! Con la tuta? Io metterò un vestito bordeaux, anche il mio è simil Michael Kors, ma niente a che vedere con l’originale.
  • Sono curiosa di vederlo.
  • Dai su, andiamo a prepararci!
  • Aspetta, prima sistemo qui. Tu intanto vai, hai cucinato tutto tu!
  • Grazie, faccio in un lampo e poi ti aiuto col trucco. Sono contenta di avere una coinquilina con cui prepararmi per uscire. Fino ad oggi ho vissuto sempre sola o con uomini puzzolenti.

Freya fa una smorfia buffissima muovendo la mano davanti al naso. Scoppio di nuovo a ridere di gusto.

  • Dai corri a prepararti. Io ci metto un attimo a pulire tutto. Mi piace lavare i piatti, davvero!
  • Vado! I detersivi e le spugne sono sotto il lavello, mentre qui c’è la cosa più bella della casa: la lavastoviglie.

Grazie a Dio.

Day 11, 12, 13… – Perdono

Perdonami.

Perdonami, per tutte le volte che non ti sono stata vicino. Per tutte le volte che mi hai chiesto di esserci e non l’ho fatto. Per averti permesso di allontanarti così, trascurandoti, lasciandoti vivere una vita parallela alla mia.

Perdonami se non riesco ad affrontare tutto questo. Vorrei essere lì con te.

Vorrei correrti incontro e abbracciarti ancora una volta. Vorrei baciarti e dirti che ti amo, che la mia vita la voglio con te, in tutto e per tutto, ovunque, in qualsiasi modo ci si presenterà davanti.

Che le scelte vorrei farle con te. Che ci sono per te, per qualunque cosa. Che su di me puoi contare sempre, non solo per andare a mangiare fuori la sera. Come tu ci sei stato per me, sempre.

Oggi ho riscritto il mio curriculum e ripensavo a tutti i traguardi che ho raggiunto. Tu eri lì, sempre accanto a me, sempre presente e sempre con un qualcosa di speciale.

E anche nelle difficoltà c’eri sempre. Nei momenti speciali, nei momenti no, nelle sere prima di andare a dormire a scherzare davanti una cosa buffa. Mi manca tutto, rivorrei tutto.

Se c’è una cosa che davvero vorrei per il mio compleanno è questa. Che tu capissi di amarmi ancora, come prima, più di prima, come io amo te. Che vuoi stare con me, come io voglio stare con te. Che tutte le nostre differenze sono bazzecole, possono essere superate. Che io ho capito i miei errori e non perché ti devo assecondare, ma perché voglio anche io quello che vuoi tu dalla vita.

E senza me, senza noi, questa vita non ha senso.

Tu riesci ad andare avanti. Io no.

Day 10 – Finita

“Vorrei spiegarti che fuggire non serve
Se nessun posto è abbastanza lontano
Se nessun posto è abbastanza lontano da te e
Vorrei parlarti ma non riesco mai a farlo
E rovinare tutto quello che è stato
Che a volte le parole sono un inganno
Sono i rimorsi di chi se n’è andato
E non è facile
Neanche difficile
Forse è impossibile
Sicuro instabile”

 

Chiedi e ti sarà dato, dicevano. Io ho chiesto, ho detto basta e sono stata esaudita. Ma in realtà non lo volevo.

É finita. L’abbiamo deciso insieme, di comune accordo. Oppure no?

Non lo so. Sicuramente io non sono d’accordo, ma anche questa cosa lascia il tempo che trova.

Sarà difficile, sarà impossibile, non voglio farlo. Ma devo. Non sai cosa vuoi dalla tua vita? Io sì. Non sai se è finita davvero? Io neppure, ma una idea ce l’ho.

Semmai dovessi tornare…Non so cosa farò. In questo momento non riesco neanche a sperare, o a capire cosa vorrei sperare.

Mi sento vuota e piena allo stesso tempo. Mi sento persa.

Sono bastati 10 giorni per farti capire che non hai capito ancora niente. A me sono bastate quattro ore per sapere che eri già su un altro pianeta.

Dove sei? Dove caspita sei finito?

Non voglio che te ne vai, resta qui ancora un po’. Non mi hai dato nemmeno l’ultimo bacio. Lo volevo.

Non voglio dirti addio, non ci riesco. Vorrei curarmi di te, starti accanto, farti vedere che la nostra vita non è parallela, non è un’eccezione, che può essere come la sognavamo.

Resterai qui. Resta con me. Non per me, non sarebbe giusto, ma con me. Scegli me, scegli noi. Io questa scelta l’ho già fatta tempo fa, ma non te l’ho fatto capire.

Vorrei solo che tu cambiassi idea, che ti svegliassi domani e capissi cosa abbiamo insieme e cosa ancora potremmo avere.

Ma non ti pregherò, la scelta sarà tua. Non so in che modo, non so in che tempo, ma spero che non sia finita qui, anche se ora ti ho perso.

Ho tolto quasi tutte le cose che potrebbero ricordarmi te, tranne quelle impossibili in questo momento. Non voglio che porti via la tua roba, lasciala ancora qui, fammi sentire ancora un po’ il tuo profumo.

Lasciami ancora l’idea che tu sia qui con me.

Ed io che invece vorrei solo averti più vicino
Cascare nei tuoi occhi e poi vedere se cammino
Che sono grandi come i dubbi che mi fanno male
Ma sono belli come il sole dopo un temporale
E poi ti penserò
E poi ti penserò
E poi ti perderò
E poi ti perderò”

 

 

Day 9 – Deserto e inferno

“Io sento il cuore a mille
Sento il cuore a mille
Il Duomo di Milano è paracetamolo sempre pronto per
Le tue tonsille
Domani non lavoro e puoi venire un po’ da me
Ma poi da me non vieni mai
Che poi da te
Non è Versailles”

Sto soffrendo da morire.

Il caldo, il sole, l’afa, Caronte, Megara, Virgilio e Dante. L’inferno. Vi odio tutti. Odio non trascorrere l’estate al mare, odio dover rimanere in questa città afosa e caotica. Odio non avere neppure 1 settimana di ferie.

Lo odio lo odio lo odio.

Ritorna il mantra senza virgole e senza prendere fiato. Somiglio un po’ al puffo Brontolone e, considerato che odio anche lui, sto messa davvero male.

Mi sento vecchia. Fra 5 soli, miserissimi giorni compirò 29 anni e ho la sensazione di non aver fatto nulla di buono nella mia vita. Tirando le somme, sono più le perdite delle conquiste. E a me non piace per niente perdere.

Soprattutto le persone che amo.

Non è solo quest’anno. È da 2 anni e mezzo che va così: nonna, nonno, nonno, amici, certezze, sogni, abitudini, te…Ho un deserto colmo intorno di persone che sono andate via, di cose che non riuscirò mai a realizzare, di pezzi del mio cuore persi per strada.

Basta. Quante volte ho detto questa parola in questi giorni? Non saprei nemmeno contarle.

Qualcuno mi venga incontro e mi dia nuove parole, per favore. Altrimenti questo blog si chiuderà perché non avrà più senso d’esistere, ed io perderò l’unica cosa che avevo finalmente ritrovato: la scrittura, il mio secondo amore.

Datemi una tachipirina per risolvere i miei problemi, per favore.

 

 

 

 

Day 8 – Egoista

“Maybe I’m foolish
Maybe I’m blind
Thinking I can see through this
And see what’s behind
Got no way to prove it
So maybe I’m blind
But I’m only human after all
I’m only human after all
Don’t put your blame on me”

Ho sempre sognato di vivere da sola, avere una casa tutta mia in cui tornare la sera, aprire una bottiglia di vino, stendermi sul divano sorseggiando il bicchiere e guardando le mie serie tv preferite.

Ma diciamocelo ragazzi, fa un po’ schifo vivere da soli.

Soprattutto quando eri abituata a rientrare a casa e trovare la tua persona preferita seduta sul divano, con una chitarra in mano, che canta per te e con te.

Ora rientro a casa e trovo il vuoto. Sento quel profumo che mi piace tanto, quell’odore che permea le pareti e sa di fiori, ma non è più bellezza, solo sconforto.

Ogni giorno infilo la chiave e spero che non giri. Ogni giorno apro la porta e spero di vedere la luce accesa. Ogni giorno esco di casa con una speranza e rientro piena di dolore.

Ora basta. Non riesco più ad andare avanti così. Hai preso le tue decisioni ormai, se non adesso lo farai a breve, per cui basta. Ritrovarsi, cercare un appiglio, tentare altre strade…No. Basta. Non ce la faccio più.

Farò come hai chiesto tu, sarò come hai detto che sono sempre stata: egoista. Non so cosa ne verrà fuori, so solo che farà male, tanto tanto male, ma ogni giorno andrà un po’ meglio. E prima o poi il dolore non sarà più al centro di tutto.

Anche se credo che il dolore non sparisca mai davvero. Si sostituisce con un altro o ci se ne dimentica per un po’, ma non se va’. Resta lì a ricordarti che non sei infallibile. Che sei fragile come un bicchiere di cristallo, anche se da fuori dai tutt’altra impressione.

A ricordarti che tutto torna, che se ami devi dimostrarlo, altrimenti hai perso in partenza.

Io ho sempre perso in partenza. Ero già sconfitta prima di iniziare, perché ci ho creduto solo alla fine. E questa è la fine.

“Oh, some people got the real problems
Some people out of luck
Some people think I can solve them
Lord heavens above
I’m only human after all
I’m only human after all
Don’t put the blame on me
Don’t put the blame on me
I’m only human
I make mistakes
I’m only human 
That’s all it takes
To put the blame on me
Don’t put the blame on me”

 

 

Day 7 – Correre

“These four lonely walls have changed the way I feel
The way I feel
I’m standing still
And nothing else matters now, you’re not here
So where are you?
I’ve been callin’ you
I’m missin’ you
Where else can I go? Where else can I go?
Chasin’ you, chasin’ you
Memories turn to dust
Please don’t bury us, I got you
I got you”
Sapevo che saresti dovuto venire. Ero corsa a casa, sperando di trovarti. È stato come se non fossi mai entrato, come se non fossi mai passato.
Ti avevo lasciato un biglietto, non lo hai neppure visto. Non hai nemmeno aperto l’armadio.
Cosa sei venuto a fare?
Ho pianto, ho distrutto cose, sono scappata. Cosa avrei dovuto fare io, rimanere lì? In quella casa vuota?
E poi mi chiami, ma non rispondo, non sento il telefono. E ti richiamo, ma tu sei già altrove.
Gioco di potere futile, quando in gioco c’è invece molto di più.
Avrei voluto lottare, lo stavo facendo, ma adesso non voglio farlo più.
Ora ci sarà solo silenzio. I miei dolori li terrò per me, le mie gioie con chi vorrà condividerle.
Devo ritrovarmi. Se perdo anche me stessa, come sta succedendo, perdo davvero tutto.
Tu ora non ci sei e farò come se non ci fossi mai stato per adesso. Forse più in la’ farà meno male.
O forse no. Intanto corro a riprendermi.

Day 6 – Quella sbagliata

“Io no
Io non ci torno ho giurato a fatica
Io resto qui fino alla prossima vita
Intanto volo e c’è un fiume qui sotto
Mi porta verso il tuo atteso ritorno
Ti segue e tu sei già pronta a volare
Ti prendo siamo parte del mare”

Ho detto che il mio lavoro iniziava a piacermi davvero? Bene, ritiro tutto. Basta, io mi licenzio.

Ciao Maria, io esco.

Lo odio lo odio lo odio. Di nuovo senza virgole e senza prendere fiato, senza accennare il minimo rimorso.

Non è vero, non posso licenziarmi, mi serve lo stipendio. O meglio, non posso farlo finché non trovo un altro lavoro, che sarà sicuramente più figo di quello attuale, dove sarò più brava e avrò un capo che non è un soggetto psicolabile e ossessivo.

In realtà il lavoro mi piace, è il mio capo che non sopporto più. Oggi abbiamo avuto una brutta discussione ed io ho reagito abbastanza male. Abbiamo fatto un errore, va bene, ma la questione avrebbe potuto essere gestita in modo diverso.

E poi con tutto quello che sto passando sinceramente me ne sbatto dei suoi sbalzi d’umore. Ne ho piene le tasche di essere considerata sempre in modo negativo, di non essere all’altezza. Di essere sempre quella sbagliata.

Basta. Ho bisogno di qualcosa che mi faccia stare bene, che mi faccia sentire importante, giusta, speciale.

Beh quel qualcosa, che mi ha fatta sentire così fino a pochi mesi fa, in questo momento sta a 2.2 km da qui, seduto su un divano e non ha voglia di rifarlo. E in tutto ciò ho appena smesso di parlare con lui.

Mi hai scritto perché pioveva e aveva paura che il giardino si allagasse. Stop. Abbiamo chiacchierato di tutto e di niente. Stop. Volevo solo dirgli che mi manca, lo amo, vorrei fosse qui. Sempre.

Ora l’ho fatto.

Buonanotte amore. Resto qui finché non torni.

“In questo posto in cui volano stelle
E se alzi il braccio puoi prenderle tutte
Qui dove non potrò perdere il sogno perché
è troppo vero per essere distrutto”

Day 5 – Niente virgole

“Ho perso tempo per guardarmi dentro e
Ho sistemato qualche mia abitudine
Ma poi la sera che arrivava ed io
Mi chiedevo dov’è il senso
Se c’è un senso a tutto questo

Ho perso tempo per guardarti dentro e
Ti ho dedicato il cuore tra le pagine
Ma poi la sera che arrivava ed io
Mi chiedevo dov’è il senso, se c’è un senso a tutto questo”

Colpo al cuore. Ti ho visto ed è stato uno sparo in mezzo al petto, alla pancia, a tutto. Mi tremavano le gambe, mi tremava la voce, non riuscivo a dire nulla.

Tutto troppo difficile. Tutto senza senso.

Anche se mi manchi da morire, so che non è tutto qui. Che, se anche decidessi di tornare, avremmo troppe cose da risolvere prima di poter essere davvero felici. E non è detto che riusciremmo a farlo.

Ora non riesco a scrivere. Ti ho pensato tutto il giorno, come sempre. E ho scritto per ricordarmi tutto quello che vorrei dirti, se mai deciderai di parlarmi, ma qui non posso esprimermi.

Sono cose troppo intime, troppo nostre. È vero, ho messo in piazza molto, ma non voglio farlo del tutto.

Oggi va così. Domani si torna al lavoro, ad una vita pseudo normale. Non voglio, vorrei restare ancora aggrappata qui, a questo senso di inutilità e malessere, per vivermelo fino in fondo.

Ma non posso. Devo fare qualcosa di buono, devo provarci almeno.

Sappi che mi manchi. Ti penso. Mi dispiace. Vorrei essere con te. Vorrei aggiustare tutto. Vorrei aggiustare quello che si è rotto in te, se solo si potesse fare. Se me lo lasciassi fare.

Vorrei vorrei vorrei vorrei. Niente virgole, come piace a te.

“Io ti aspetto perché è nell’attesa che ci riesco
A ritrovarmi a ritrovarti a ritrovare un senso
Ho sempre scritto forse per sentirmi meno solo
In quelle sere dove il cielo ti prende per mano
E tu aspettami lì in alto sulla grande ruota
Dove il mondo è solo un punto da lasciarsi dietro
Prendimi per mano e disegniamo mille passi
È la fantasia che trasforma in pianeti i sassi”